Il libro del mare. O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare – Morten A. Strøksnes

«Nonostante i miliardi di anni di evoluzione, ci sono forme di vita rimaste molto primitive, ed esseri umani che si comportano come scimmie appena scese dagli alberi. C’è chi, per esempio, compra centinaia di metri di lenza con catena e amo, ci infila come esca un grosso pezzo di grasso di balena e la getta in mare per catturare un grosso pesce di cui non ha neanche tanto bisogno. E al tempo stesso c’è, nella stessa specie, chi riesce a spedire una sonda negli spazi infiniti». Il libro del mare. O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare di Morten A. Strøksnes (Iperborea) è la storia di due uomini che prendono il largo per andare a caccia dello squalo della Groenlandia, che risulta un pretesto perfetto per aprire ampie parentesi in cui dare vita a un vero e proprio inno al mare, a metà fra la narrazione e la divulgazione.

Il mare appare sin dal primo momento come un elemento magnetico, affascinante, misterioso, a cui sono legati miti, leggende, storie di mostri spaventosi e avventure incredibili. Lo stesso Hugo, compagno di viaggio del protagonista, è un abile narratore, capace di rievocare racconti terribili o meravigliosi di navi, creature acquatiche, marinai e guardiani dei fari. D’altronde, una miriade di scrittori e poeti hanno dedicato pagine al  mare, basti pensare a nomi come Melville, Stevenson, Verne, Poe. Il mare è sempre stato un ottimo materiale di narrazione, soprattutto in un passato in cui era ancora inesplorato, incontaminato e pericoloso, capace di inghiottire gli uomini e farli sparire nel nulla.

Tuttavia, gli oceani ci sono ancora per la maggior parte sconosciuti, soprattutto sui loro fondali: sono più gli esseri umani che hanno visitato lo spazio rispetto a quelli che hanno esplorato gli abissi. E come lo spazio, anche il mare è qualcosa di così immenso e inafferrabile che la mente fatica a comprendere, perché così distante dagli oggetti concreti che ci circondano quotidianamente. Allo stesso modo, fatichiamo a capirne gli abitanti e riconduciamo, come sempre, tutto alla nostra egocentrica visione del mondo: quante volte i documentari descrivono gli animali marini come morali e buoni, o al contrario immorali e cattivi, come se essi davvero seguissero le categorie di valori umane. Quando la verità è che attribuiamo a certe specie animali la fama di “cattivi” perché li temiamo, perché la loro pericolosità ci riporta indietro a un tempo ancestrale in cui non dominavamo il mondo, anzi eravamo prede.

Oltre ad essere una bellissima storia di meditazione e di viaggio nelle fredde acque del Nord Europa, questo libro è anche una forte presa di coscienza di quanto l’uomo sia debitore nei confronti del mare, dal quale proviene e dal quale prende tanto ogni giorno per poter sopravvivere. E in cambio lo maltratta con arroganza, attraverso l’inquinamento, l’estrazione di petrolio, la crudeltà di alcune pratiche di pesca, la caccia a specie protette, la pesca intensiva. Dimenticando che tutti noi ci portiamo un pezzetto di mare dentro e soprattutto che «Il mare se la cava bene senza di noi. Siamo noi che senza di lui non ce la caviamo».

More from Alice Torreggiani

Atlante delle isole remote. Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò – Judith Schalansky

«Consultare le carte geografiche può alleviare il desiderio di viaggiare in paesi...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *